31 Maggio 2026 in news

Empatia, giovani e cittadinanza: una sfida per il futuro

Oggi la scuola non ha solo il compito di trasmettere conoscenze, ma anche di formare cittadini consapevoli, capaci di vivere in una società complessa e pluralista. Tra le competenze più spesso valorizzate nei percorsi educativi c’è l’empatia, intesa come capacità di comprendere l’altro, di riconoscerne emozioni e bisogni e di costruire relazioni basate sul rispetto. Ma siamo sicuri che questa capacità sia davvero universale? E soprattutto: può bastare, da sola, a fondare una cittadinanza giusta e inclusiva?

Riflettere su questo tema è fondamentale anche alla luce di alcune letture contemporanee, come L’empatia è politica di Samah Karaki, che mette in discussione una visione troppo semplice di questa capacità, mostrando come essa sia selettiva e influenzata dal contesto sociale. Tuttavia, è soprattutto osservando la realtà contemporanea che emerge la necessità di approfondire la questione.

I giovani di oggi crescono in un mondo profondamente diverso rispetto alle generazioni precedenti: un mondo iperconnesso, in cui emozioni, immagini e storie circolano continuamente sotto i loro occhi. Ogni giorno sono esposti a conflitti, ingiustizie e tragedie, ma anche a narrazioni costruite per suscitare reazioni immediate. In questo contesto, l’empatia rischia di diventare una risposta veloce, quasi automatica, che non sempre si traduce in comprensione profonda o in responsabilità.

Si prova indignazione, si partecipa emotivamente, si condivide un contenuto, ma spesso tutto si esaurisce lì. Il rischio è quello di una sorta di empatia che potremmo definire a intermittenza, che si accende e si spegne rapidamente, senza lasciare spazio a una riflessione più ampia. Alcuni eventi o alcune vite attirano attenzione e partecipazione, mentre altri restano invisibili, mettendo così in discussione il principio di uguaglianza anche sul piano delle emozioni e della percezione dell’altro.

È proprio qui che entra in gioco il ruolo della scuola. Educare alla cittadinanza oggi non significa solo trasmettere valori, ma fornire strumenti per interpretarli criticamente. L’empatia, da sola, non basta perché deve essere accompagnata dal pensiero critico, dalla capacità di analizzare le informazioni, di riconoscere le disuguaglianze e di comprendere i meccanismi sociali e politici che le producono.

La scuola ha quindi una responsabilità fondamentale: aiutare i giovani a trasformare l’emozione in consapevolezza. Non si tratta di ridurre l’empatia, ma di renderla più lucida, meno impulsiva, più aperta anche verso ciò che è distante e meno visibile. Significa insegnare a porsi domande: perché reagiamo a certe situazioni e non ad altre? Chi resta escluso dal nostro sguardo? Qual è il nostro ruolo di cittadini di fronte alle ingiustizie?

In questa prospettiva, la cittadinanza non può essere intesa come semplice partecipazione emotiva, ma come capacità di comprendere e agire. Essere cittadini significa assumersi una responsabilità nei confronti della comunità, andare oltre le reazioni immediate e sviluppare un impegno più stabile e consapevole.

Guardando al futuro, la vera sfida per i giovani sarà quella di saper collegare emozioni, conoscenze e azioni. In un mondo sempre più complesso, sarà necessario costruire una cittadinanza capace di unire sensibilità e pensiero critico, empatia e giustizia. Solo così sarà possibile trasformare le emozioni in uno strumento reale di cambiamento, e non in una risposta passeggera.

In questo senso, riflettere sull’empatia non significa metterla da parte, ma riconoscerne i limiti per poterla integrare in una visione più ampia e matura della vita sociale e politica.