Nell’antichità la malattia, soprattutto mentale, si pensava dipendesse dall’intervento di forze soprannaturali e divine. Infatti, nel Medioevo i comportamenti “strani” erano considerati come delle possessioni e quindi si combattevano con la messa al rogo. Invece, nell’età moderna, la follia doveva essere allontanata dalla società e quindi si cercarono delle strutture apposite dove rinchiudere malati mentali, poveri, vagabondi, mendicanti, criminali, persone nullafacenti. Vivevano in condizioni disumane ed erano costrette a subire punizioni corporali.

Dopo tanti anni di innumerevoli soprusi ci fu la svolta: la creazione della Legge 180, più comunemente conosciuta con il nome del suo promotore Franco Basaglia, ossia Legge Basaglia.
Basaglia fu il medico che si oppose ai manicomi. Nel 1961 divenne direttore dell’ospedale psichiatrico di Gorizia ed è lì che inizio a rendersi conto delle condizioni disumane in cui vivevano le persone recluse nei manicomi.
Così iniziò ad introdurre piccole modifiche, partendo dal considerare i pazienti come esseri umani, come persone dotate di una propria identità, e non come “mostri”.
Egli andò contro la psichiatria, in particolar modo contro tutte le terapie fisiche che provocavano degli shock.
Una di queste terapie è la lobotomia, ed è una procedura che consisteva nel praticare dei buchi nella parte laterale del cranio, per poi iniettarvi dell’alcool etilico puro nella corteccia prefrontale.
In seguito fu inventato uno strumento, il leucotomo, ossia una sorta di piccolo pugnale, da cui era possibile far uscire lateralmente una piccola lama in grado di tagliare accuratamente il tessuto nervoso.

Inoltre, si sperimentò anche una tecnica meno invasiva chiamata lobotomia transorbitale, che consisteva nell’ inserire nei dotti lacrimali una sorta di punteruolo che veniva mosso energicamente per danneggiare il lobo frontale. Gli psichiatri e neurologi dell’epoca erano convinti che così facendo sarebbe stato possibile curare gravi disturbi della personalità.
A ideare la tecnica di intervento fu Antonio Egas Moniz nel 1935, mentre a metterla in pratica fu Pedro Almeida Lima. Dopo la creazione della commissione nazionale per la protezione dei soggetti umani nel 1977, fu vietata tale tecnica perché eticamente NON GIUSTA!
Concludiamo il nostro viaggio all’interno dei manicomi e delle atroci tecniche utilizzate, dicendo che fortunatamente tali strutture sono state definitivamente chiuse a causa delle condizioni disumane in cui versavano i pazienti, ritenuti i mostri della società.

A tale proposito vi consigliamo la visione del film “Shutter Island”.
Il film è un thriller psicologico ed è ambientato su un’isola dalla quale è impossibile scappare, infatti l’intera isola è un mancomio criminale.
L’agente dell’FBI, Teddy Daniels, interpretato da Leonardo Di Caprio, viene chiamato all’ospedale criminale di Ashecliffe per investigare sulla scomparsa d una paziente pluriomicida, Rachel Solando. Ad accompagnarlo sull’isola è il suo nuovo partner Chuck Aule, con cui risolverà il mistero della paziente scomparsa da una stanza di sicurezza. Da qui i due agenti vengono travolti da una serie di eventi inspiegabili che animano il film tra suspance, intrighi e verità sconvolgenti.

Gaia Spanti e Nicole Bressi – III IPSS